Delle 520.000 firme dichiarate dai promotori del referendum per l’abolizione della caccia ne sono state depositate circa 256.000, di cui solo 119.000 valide. Si chiude così il capitolo aperto dal comitato “Sì Aboliamo la Caccia”, promotore di un referendum che non era gradito neanche a buona parte del mondo ambientalista. Nella sua ordinanza emessa lo scorso 15 dicembre la Corte di Cassazione ha infatti confermato che sia il numero di firme depositate, e ancor più quello di firme valide, è nettamente inferiore alle 500.000 valide utili ad avviare la procedura per l’attuazione del referendum. Il dato che emerge da questa vicenda è senza dubbio relativo alla risposta quantomeno tiepida della popolazione italiana, la quale, come affermato in un comunicato congiunto delle associazioni venatorie riunite nella Cabina di regia del mondo venatorio (Federcaccia, Enalcaccia, AnuuMigratoristi, Arcicaccia, Associazione Nazionale Libera Caccia, Italcaccia, Cncn – Comitato Nazionale Caccia Natura), “ha dimostrato in questa occasione di comprendere appieno che con la natura non si gioca e che la gestione faunistica, con tutte le sue implicazioni, è un tema da trattare seriamente e con razionalità”. Le Associazioni hanno anche ricordato che “l’esercizio venatorio costituisce, in primis per gli agricoltori e le pubbliche amministrazioni, un argine fondamentale e assolutamente insostituibile per prevenire danni alle colture, alle infrastrutture e concorre al controllo delle specie invasive, che rappresentano una minaccia per la biodiversità, gli habitat e gli stessi cittadini”.
Sono anche le cronache di questi giorni a testimoniare, ancora una volta, quanto prezioso possa essere il contributo dei cacciatori, che rappresentano un importante presidio sul territorio. Parliamo, ovviamente, della peste suina e di quanto, in questo frangente, sia indispensabile proprio il contributo dei cacciatori, che si sono resi subito disponibili, come ha affermato recentemente, in una comunicazione video rivolta agli associati Fidc, il presidente dell’associazione Massimo Buconi: “Il problema ovviamente è importante e come Federcaccia abbiamo già assicurato alle autorità la massima collaborazione da parte della nostra associazione e di tutti i nostri associati, cosa che stanno facendo ovviamente anche tutte le altre associazioni venatorie. Il nostro mondo è a disposizione per collaborare ad ogni utile azione ritenuta necessaria al fine del superamento di questa problematica. Sono stati già emessi dei provvedimenti, delle ordinanze. Le ordinanze prevedono alcune misure per quanto riguarda il nostro mondo, prevedono il divieto di caccia nella zona infetta e la limitazione della sola caccia da appostamento nelle aree di sorveglianza. A dire la verità in qualche ordinanza si è andato anche oltre. – puntualizza Buconi – Noi raccomandiamo alle istituzioni, alle Regioni e al Ministero di emettere provvedimenti che abbiano una proporzionalità nelle loro previsioni di divieto, perché laddove ciò non dovesse essere ravvisato questo creerebbe qualche problema anche circa la collaborazione e potrebbe suscitare polemiche. Nessuna questione sui provvedimenti necessari ritenuti ovviamente congrui, giustificati per impedire la propagazione di questa infezione, di questa epidemia, ma come tutte le cose surrettizie, se venissero usate per altri scopi sarebbero non facilmente digeribili. Siamo a disposizione, possiamo mettere a disposizione migliaia di volontari e chiedo a tutti i cacciatori di mettersi a disposizione delle associazioni, delle istituzioni, degli Atc, della Regione, per quello che ci potrà chiedere anche del Governo, per collaborare con le operazioni. La principale operazione è la tempestiva segnalazione delle carcasse di cinghiali morti rinvenuti sul territorio al fine di impedire la propagazione. Ricordo – sottolinea il presidente Fidc – che l’infezione si può trasmettere molto facilmente attraverso il contatto con indumenti, calzature, contatto fisico con le mani, ma può essere trasportata anche da altri selvatici che predano la carcassa e quindi poi diffondono l’infezione stessa. Tutti riescono a capire l’enorme gravità che assumerebbe la cosa se si dovesse arrivare ad un contatto dell’infezione con gli allevamenti suinicoli. Sarebbe un dramma economico-sociale, non solo certo per i nostri amici agricoltori ma per tutta la società italiana. Quindi collaboriamo al massimo con quanto ci viene richiesto fare”.
Piena disponibilità, quindi, da parte del mondo venatorio a collaborare nei tempi e nei modi richiesti dalle Istituzioni, al fine di arginare e contribuire a risolvere il problema. Fidc ha risposto in tal senso ad una lettera da parte del ministero dell’Agricoltura, chiedendo però di essere convocata per concordare come poter essere utili. “Noi mettiamo a disposizione volontari, noi ci mettiamo a disposizione – ha affermato Buconi – ma compete all’autorità dirci con precisione cosa dobbiamo fare e come dobbiamo farlo”. Riuscirà la macchina statale, appesantita da burocrazia, dalla confusione tra competenze e dalla mancanza di decisioni tempestive a reagire in maniera pragmatica ed efficace nei confronti della peste suina? È quello che ci auguriamo tutti, vista la già difficile situazione in cui versano svariate realtà economiche a causa della pandemia, dei rincari energetici e, non ultimo, della mancanza di ristori adeguati per le perdite causate dai lockdown. Se così non fosse, questo rappresenterebbe un colpo durissimo agli allevatori, ma anche, per un periodo limitato, a tutto l’indotto legato all’outdoor. Aspettiamo, quindi, misure efficaci e speriamo che almeno questa volta il mondo della caccia non debba assistere ad una ennesima forma di sciacallaggio proibizionista di matrice anticaccia, che vede in ogni sciagura riguardante fauna o territorio – come nel caso degli incendi – il pretesto per imporre o chiedere inutili limitazioni, fermo restando che le limitazioni utili sono invece indispensabili, perché evitare la diffusione della peste suina rappresenta una priorità per tutti.
“Primo piano”, di Valeria Bellagamba, Caccia & Tiro 02/2021.
Peste suina: piena disponibilità a parte del mondo venatorio a collaborare nei tempi e nei modi richiesti dalle Istituzioni, al fine di arginare e contribuire a risolvere il problema. Fidc ha risposto in tal senso ad una lettera da parte del ministero dell’Agricoltura, chiedendo però di essere convocata per concordare come poter essere utili – Foto Confederazione Cacciatori Toscani


