SOLLAMI E RUSSO: IL TIRO A VOLO MADE IN SICILIA

A spiegare come vive il secondo anno della pandemia il profondo Sud tiravolistco d’Italia provvede Michele Sollami (intervista realizzata a inizio anno – Ndr), che è entrato ufficialmente in carica nel ruolo di delegato regionale Fitav della Sicilia proprio in questa stagione.

“Se attualmente dovessi condensare in una situazione quel ruolo di delegato regionale che ho assunto ufficialmente dal 1° gennaio, direi che quella più efficace, quella che mi descrive di più è il fatto che trascorro 6 o 7 ore al giorno al telefono! In questa impresa mi conforta però sapere che nel Consiglio federale sono presenti due rappresentanti della mia Regione: la presenza di Adriano Avveduto e Giuseppe Di Giorgi nell’Esecutivo della Fitav è davvero un grande supporto. E una collaborazione altrettanto solida sarà assicurata dalla mia vice delegata Cristina Russo che è animata da un’inesauribile passione per il tiro a volo e da una grande carica di energia.

D’altronde, chi si occupa della Sicilia deve mettere in campo un ampio quantitativo di energia perché la nostra Regione è grande in senso geografico, e questo è un dato di fatto, ma lo è anche in senso tiravolistico: siamo cresciuti molto in questi anni per numero di Associazioni e di tesserati. Potrei dire però che a un grande territorio e a una grande platea di appassionati corrisponde inevitabilmente anche una discreta mole di problemi. Non soltanto quelli attualissimi dettati dal Covid-19, ma anche quelli di ordine economico che in parte sono il prodotto dell’emergenza sanitaria, ma in parte, per così dire, arrivano da lontano”.

“Osservando quanto avviene nella mia Regione – prosegue Sollami – posso dire, però, che il nostro sport ha assunto un significativo ruolo sociale. In una situazione collettiva in cui si sono assottigliate drasticamente le occasioni di incontro e le attività in genere, il tiro a volo ha assunto gradualmente il ruolo di valvola di sicurezza per gli appassionati. In sostanza, negli ultimi mesi in Sicilia abbiamo sparato più che nello stesso periodo degli altri anni. Credo che in questo modo il nostro sport sia in grado di inviare un messaggio di grande significato alla società civile: il tiro a volo è uno sport che si può praticare rispettando rigorosamente tutte le norme igienico-sanitarie e di distanziamento e laddove altre attività, per le loro specifiche prerogative, sono state letteralmente soppresse per poter ottemperare a quelle stesse norme, noi siamo invece in grado di proporre un modo sicuro di continuare a socializzare e a fare attività.

I numeri ci dicono che la Sicilia del tiro a volo non solo non ha ridotto la sua attività, ma sta confermando i traguardi degli anni migliori. Nella prima prova del Campionato invernale di fossa olimpica abbiamo registrato 200 presenze nell’area orientale dell’isola e 150 in quella occidentale. Sono i numeri di un anno fa, ma dobbiamo considerare che adesso i nostri tesserati devono muoversi in due per ogni macchina e non possono più spostarsi in gruppi numerosi, per contenere le spese, come avveniva prima. Senza contare che tanti altri costi sono frattanto aumentati e vanno a gravare sul bilancio di ogni appassionato. Quindi non posso che ringraziare i tiravolisti siciliani per questi gesti di profonda dedizione al nostro sport. Un aiuto formidabile in questa ripartenza invernale ce l’ha data certamente il nuovo sistema informatico creato dalla Federazione: devo esprimere il mio ringraziamento personale e collettivamente di tutta la mia Regione a Mario Magnanini che ci ha facilitato il lavoro e ci permette di conservare saldamente il patrimonio dei nostri tesserati.

Che cosa intendo fare per la Sicilia in questo quadriennio? Ebbene, c’è senz’altro da far crescere il Settore Giovanile. Il comparto dei giovani non è adeguato alle potenzialità della Regione. Certamente, in questo aspetto ci penalizza di nuovo la geografia. Occorre anche creare nuovi istruttori per rendere più capillare la presenza di scuole di tiro in tutte le Province siciliane. Serve inoltre senza dubbio anche una riqualificazione dei nostri direttori di tiro. Qualche dirigente delle Associazioni siciliane mi sta chiedendo come mi muoverò adesso nel ruolo di delegato. A questa domanda mi piace rispondere: ma non vi ricordate che in fin dei conti sono uno di voi? Ho guidato per molti anni uno dei Tav più importanti dell’isola ed è con quel bagaglio di esperienza che mi avvio adesso a rappresentare tutta la mia terra”.

Nel ruolo di vice delegata regionale della Sicilia il Consiglio federale ha nominato Cristina Russo che affronta con grande determinazione un ruolo certamente impegnativo in quella che geograficamente è la maggiore Regione italiana e tiravolisticamente è una delle prime. “Confesso che la notizia del mio incarico è stata una sorpresa. Nell’immediato ho quasi esitato ad accettare: mi sembrava veramente qualcosa di più grande di me. Poi ho razionalizzato la sorpresa e ho compreso che in realtà ero molto felice di aver ricevuto quella qualifica e che poteva rappresentare un’opportunità per realizzare tanti progetti stimolanti. Sono davvero molto grata al delegato Michele Sollami e al presidente federale Luciano Rossi per aver pensato a me per questo incarico di grande prestigio. Da parte mia cercherò di essere all’altezza del compito!

In realtà io vivo da sempre nel mondo del tiro a volo: il mio papà Andrea era tiratore, mio marito Antonio è un armiere, e infatti anche io svolgo quel lavoro dividendomi tra le sedi di Pachino e dell’impianto di Rosolini, e inoltre da un anno anche mia figlia Beatrice è inquadrata nel Settore Giovanile della Fitav. Qualche volta, poi, sparo anche io, intendiamoci: anche se, per gli impegni di lavoro, non così spesso come vorrei. Tutte queste situazioni mi permettono di avere un’idea ben chiara dello stato del tiro a volo in Sicilia. Nell’estate dell’anno scorso, ad esempio, in quella finestra di tempo nella quale è stato possibile svolgere l’attività agonistica del Settore Giovanile, ho seguito mia figlia nelle varie competizioni a cui ha partecipato ed è stato un modo per approfondire la conoscenza di quel comparto.

L’ambito giovanile spiega in modo efficace alcuni problemi della nostra Regione. In Sicilia ci sono infatti una trentina di ragazze e ragazzi che praticano il tiro a volo, ma ognuno vive lo sport nella sua Associazione. Le distanze del nostro territorio e i conseguenti costi ostacolano l’attività collettiva: le trasferte dell’estate scorsa, anche se naturalmente abbiamo adottato rigorosamente le norme igienico-sanitarie, in questo senso hanno permesso uno scambio di impressioni tecniche e di opinioni e hanno costituito un modo più collettivo di fare attività rispetto a quello ‘solitario’ in cui si svolge la pratica di pedana di molti dei nostri giovani nelle rispettive Associazioni.

Proprio sulla scorta di quello che ho osservato nel corso dello scorso anno, ritengo che l’obbiettivo principale adesso sia trasmettere la conoscenza del nostro sport. Il nostro è uno sport olimpico: un meraviglioso sport che non può conquistarsi la ribalta televisiva e delle prime pagine dei giornali e dei siti web soltanto ogni 4 anni quando appunto vinciamo le medaglie alle Olimpiadi! Ci sono tanti compagni di scuola di mia figlia Beatrice che non conoscono il tiro a volo e anche molte delle mie amiche mi chiedono spesso di che si tratta. Ecco che da questi episodi ho compreso che occorre parlare del nostro sport: raccontarlo a chi non lo conosce o ne ha solo vaghe nozioni. Ho in mente iniziative ben precise da realizzare e ho manifestato questa mia intenzione anche al delegato regionale, che concorda in pieno sul programma. Occorre ad esempio istituire contatti con gli Enti locali per far comprendere l’utilità del lavoro che compiono quotidianamente sul territorio le nostre Associazioni. Mi piacerebbe inoltre organizzare una sorta di festa dello sport in cui coinvolgere appunto le Amministrazioni locali, ma anche ad esempio le Associazioni di volontariato: il progetto dovrebbe far incontrare i nostri ragazzi del tiro a volo con tanti altri ragazzi che praticano altri sport. Il tiro a volo ha bisogno di visibilità e dobbiamo conquistarci questa visibilità proprio coinvolgendo e magari facendo appassionare tutti coloro che già vivono le emozioni di altre pratiche sportive. Per far capire loro quanto ci si può emozionare anche con il tiro a volo”.


Tratto da “Uno sguardo alla Penisola”, di Massimiliano Naldoni, Caccia & Tiro 3/2021


 

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