SIAMO PARTE DELLA SOLUZIONE – EDITORIALE

Il 22 maggio scorso si è celebrata la Giornata mondiale della Biodiversità, istituita nel 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per commemorare l’adozione del testo della Convenzione per la diversità biologica. Una Giornata che porta alla ribalta un tema che non contrappone sostenitori e oppositori, e ci mancherebbe altro!, ma pone a confronto due modi d’affrontare le minacce che incombono su fauna e territorio. Sfruttamento insostenibile di territorio e fauna, cambiamenti climatici, diffusione di specie alloctone: sono questi i fattori che tutt’insieme formano quello che ormai è “il” problema.

Individuarlo, cosa spesso non semplice visto che i negazionisti sono sempre in agguato, è già un buon passo avanti, ma sul risolverlo le strade si dividono. Da una parte ci sono quelli che vorrebbero chiudere tutto in una bolla al grido di “più divieti e recinzioni”, lasciando all’uomo solo il ruolo di spettatore passivo; dall’altra chi vuole sentirsene parte raccogliendone i frutti e cerca di gestire la natura a volte lasciandole fare il suo corso, a volte intervenendo con la scienza quando certi eccessi lo richiedono, senza sentirsi degli intrusi, bensì dei coinquilini.

Un assaggio di questo acceso confronto si è avuto in occasione della modifica in Senato dell’art. 9 della Costituzione relativo anche alla tutela del paesaggio.

Nel nuovo testo viene aggiunto un nuovo paragrafo: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme della tutela degli animali”.

Come spesso succede di questi tempi, i due fronti salutano con soddisfazione la novità, anche se pendente al giudizio della Camera. Al di là di un’aggiunta che attesta una diversa concezione della natura, che ai tempi dei Padri Costituenti certo non c’era, il passaggio che specifica la disciplina statale attraverso la legge ci sembra un passaggio importante.

Non saranno più prese di posizione ideologiche, possibili grazie a un enunciato molto generico come il precedente, a governare un tema così importante. Non saranno opinioni “politicamente corrette”, o presunte tali, a decidere cosa è bene e cosa è male per un aspetto che riguarda tutti. Saranno le leggi promulgate (certamente in un mondo perfetto, auspicabilmente in un mondo imperfetto come il nostro) da un Parlamento che ha come scopo principale, fatta salva la pubblica utilità o necessità, la contemperanza di diversi interessi. Compreso quello dei cacciatori, fruitori sostenibili di una natura gestita dinamicamente, il cui ruolo, come ben sottolinea in un comunicato la Federcaccia in occasione della modifica, “non si arresta all’attività venatoria, perché i cacciatori con il loro lavoro, volontario e senza alcuna spesa per la collettività, sono impegnati tutto l’anno in interventi di miglioramento ambientale che vanno dalla creazione e mantenimento di migliaia di ettari di zone umide e di pascoli montani, alla pulizia di boschi, a interventi colturali negli habitat di pianura e collina… Senza questi interventi svolti dai cacciatori, il territorio risulterebbe innegabilmente più povero e meno ospitale per tutte le specie viventi”.

Forse di tali interventi bisognerebbe riuscire a parlare di più e meglio, magari uscendo dal nostro ristretto ambito, ma la presenza attiva c’è, che nessuno osi metterlo in dubbio, e ciò rende la coscienza dei cacciatori tranquilla.

E li fa sentire, senza ostentazioni, parte della soluzione.


“Siamo parte della soluzione”, di Marco Calvi, Caccia&Tiro 6/2021.


 

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