IL TIRO A VOLO TRA COVID E FUTURO

Siamo ormai entrati nel 2021, un anno per il quale il presidente federale Luciano Rossi ha voluto usare simbolicamente la parola “inizio”…

Presidente Rossi, in alcuni messaggi affidati ai social tra gli ultimi giorni dello scorso anno e queste prime settimane del 2021, lei ha insistito sulla parola: inizio. È dunque una sua convinta impressione che l’uscita dalla pandemia possa rappresentare un momento di rinnovamento perfino epocale anche per il mondo sportivo?
“Ho voluto eleggere la parola ‘inizio’ a simbolo del nuovo anno e, sì: confermo che può rappresentare un concetto emblematico per questo 2021. Non è retorica facile e non è neppure un espediente altrettanto facile per insistere sull’emotività di tutti noi. Diciamo invece che questa pandemia e l’emergenza sanitaria che ha prodotto ci hanno inevitabilmente costretto a riscrivere completamente i nostri comportamenti. È talmente vera questa affermazione che oggi, a un anno praticamente dall’inizio della pandemia, quasi a stento ricordiamo quando, incontrandoci, potevamo abbracciarci, scambiarci molteplici strette di mano, posare per una foto o per un selfie tutti insieme a stretto contatto. Ecco, dunque, quello che significa per me il termine: inizio. Significa in sostanza: continuare a operare per tornare prima possibile a fare tutto quello che eravamo abituati a fare. Naturamente non avverà da domani, perché ancora, nel momento in cui sarà letto quello che sto affermando, malgrado tutto il virus ancora ‘morderà’ e la normalità, intesa come la interpreta ogni sportivo, sarà una meta ancora non proprio vicinissima”.

Il concetto di “ristoro” come è stato poi promosso e istituzionalizzato dal Governo per molte categorie è stato per certi aspetti addirittura anticipato dalla sua presidenza in favore delle Associazioni della Fitav. È lecito dire che la Fitav, che nel corso della pandemia è stata imitata anche da altre Federazioni sportive, sotto questo aspetto ha precorso i tempi?
“Potremmo gloriarci di questo, effettivamente. In realtà noi, uomini e donne del tiro a volo, nel nostro consueto modo di comportarci amiamo fare e agire e non amiamo pubblicizzare in maniera roboante le nostre imprese. Però, sì: certamente avevamo compreso subito che la conseguenza più grave e drammatica dello stop all’attività sportiva per le nostre Associazioni sarebbe stato un taglio drastico ai mezzi di sostentamento. Siamo intervenuti immediatamente e poi nel tempo abbiamo promosso anche altri sostegni economici a favore delle nostre Associazioni. Talvolta si sarà trattato magari di interventi quasi simbolici a causa delle dimensioni e dei conseguenti costi di gestione delle singole strutture, però ha rappresentato il segno tangibile e immediato della presenza della Fitav. Era la prova che nell’emergenza noi c’eravamo: che non abbiamo voltato la testa e ignorato il grave contraccolpo economico vissuto dalle nostre realtà societarie, ma lo abbiamo invece inquadrato, affrontato e contrastato. E nello stesso tempo abbiamo guardato con lo stesso senso pratico alla base dei praticanti: in realtà senza distinzioni tra l’atleta di vertice e il campione da un lato e, dall’altro, l’appassionato che magari pratica il tiro a volo solo saltuariamente, perché abbiamo promosso agevolazioni per l’attività che hanno incentivato la pratica a tutti i livelli”.

Possiamo dire che la capacità di pre-vedere con anticipo la realtà è stata nei fatti la prerogativa più spiccata della sua presidenza?
“Al solito non starebbe ovviamente a me decantare i meriti della Fitav di questi anni. Credo che potremmo spiegare il fenomeno tornando idealmente a quello che ho espresso rispondendo alla prima di queste domande. Se si è sufficientemente umili da considerare ogni momento un nuovo inizio e non si nutre invece la convinzione di essere i depositari della sola verità, allora si comprende che la realtà va interpretata in tutte le sue sfaccettature. E questo significa essenzialmente andare incontro agli altri, comprendere le loro istanze e le loro obiezioni: farsi portatori di dialogo. Se negli anni Novanta non avessimo deciso di adeguare il nostro sport del tiro a volo alle legittime istanze di tutela del territorio e dell’ambiente, dove saremmo oggi? Siamo stati previdenti perché abbiamo avuto il coraggio di ascoltare e abbiamo offerto la nostra disponibilità ad andare incontro a chi ci muoveva obiezioni. Nello stesso modo, però, diciamo oggi a chiare lettere quello che dicevamo allora: non siamo disposti ad abbandonare nessuno al suo destino. Che si traduce nella volontà di difendere ad oltranza senza eccezione, ieri come oggi, ognuna delle nostre Associazioni. La rivendicazione del diritto di esistere è un dato che personalmente applico in generale al nostro sport nella sua interezza e, nello specifico, a ciascuna delle oltre trecentosessanta Associazioni affiliate alla Fitav. A ciascuna: ribadisco. Per altri ambiti potrei dire la stessa cosa. La parità di genere è oggi un cavallo di battaglia del movimento olimpico, ma non dimentichiamo che il Cio all’inizio degli anni Novanta inquadrava il tiro a volo nel programma dei Giochi come ‘evento misto’. Ci volle il mio intervento energico dopo Barcellona presso l’allora presidente Samaranch, che qualcuno ricorderà nostro ospite d’onore al Mondiale italiano del 1994, per creare eventi separati per gli uomini e per le donne. Un fenomeno che, peraltro, in quel momento significò moltiplicare letteralmente la presenza del tiro a volo nel programma olimpico. Ma nello stesso tempo in questi decenni abbiamo promosso anche tutte le discipline tiravolistiche non olimpiche che, tranne qualche rara eccezione, hanno vissuto e vivono un momento di tangibile fioritura. E altrettanto potrei dire della presenza preziosissima dei Gruppi sportivi delle Forze armate e dei Corpi dello Stato: si tratta di una collaborazione che la nostra Federazione ha avviato perfino con largo anticipo rispetto a sport più celebrati e più popolari. E il tiro paralimpico? Non è proprio la Fitav che ha fatto da apripista per un ambito che invece era stato letteralmente ignorato per decenni dal tiravolismo ufficiale?”.

Il perno del suo intervento nell’Assemblea elettiva dello scorso novembre è stato quello dell’inclusione: qualcosa che dovrà rappresentare una sorta di cifra distintiva di questo quadriennio che è appena iniziato.
“Credo che sia di nuovo il modo corretto di leggere quella realtà che frattanto, naturalmente, non è la stessa degli anni Novanta o dei primi due decenni del Duemila. Un dato è certo: da soli non si vince. Lo stanno comprendendo a livello planetario perfino le entità nazionali più potenti. Altrettanto vale per le categorie. Il nostro sport è un segmento importante di un più ampio circuito di persone che svolgono attività sportive con caratteristiche similari. Però non è più possibile andare in ordine sparso perché, appunto, da soli siamo più deboli. Il grande contenitore che può comprendere tutta una serie di attività sportive, tra le quali il tiro a volo ha certamente un rango agonistico di primissimo piano, potrà disporre di un potere contrattuale più vasto. Per intendersi: da soli siamo esposti a molteplici attacchi che potranno invece essere fronteggiati e neutralizzati più facilmente se saremo compatti e uniti. Quali sono i problemi nei confronti dei quali è urgente agire? Ci sono criticità evidenti nella gestione internazionale del nostro sport, c’è la volontà di taluni ambienti, a livello nazionale o internazionale, di marginalizzarci, c’è perfino il tentativo neppure troppo latente, di criminalizzare le attività sportive che prevedono l’utilizzo delle armi. Noi del tiro a volo siamo, come si usa dire, sul pezzo da decenni per rintuzzare questi attacchi e, qualora volessimo far appello alla presunzione dell’esperienza, potremmo anche dire: facciamo da soli, come abbiamo fatto sempre. Invece no. Io dico: lavoriamo insieme, uniamo le forze, otteniamo dei risultati collettivamente, presentiamoci come un’unica grande forza. In fin dei conti è di nuovo coerente con quanto ho detto in apertura di questa intervista: si tratta di un altro grande inizio!”.


“Il tiro a volo tra Covid e futuro” di Massimiliano Naldoni, Caccia & Tiro 2/2021 – Foto Ferdinando Mezzelani


 

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