Il COORDINAMENTO NAZIONALE CACCIATRICI FEDERCACCIA

In un’intervista rilasciata qualche tempo fa alla nostra testata, che riproponiamo volentieri, Isabella Villa, coordinatrice nazionale delle cacciatrici Federcaccia, ci fornisce un esaustivo quadro d’insieme di questa realtà tutta al femminile che ha mosso i primi passi nel novembre 2019 e che si è posta come “missione impossibile” di “sdoganare” Artemide dal mondo venatorio…

Artemide può finalmente espatriare: l’importante è che a lavorarci ci si mettano le persone giuste. Bergamasca di nascita e genovese d’adozione, giornalista professionista, Isabella Villa è la coordinatrice nazionale delle Cacciatrici Federcaccia. Nel corso della sua carriera ha spesso vissuto all’estero, seguendo la politica internazionale per il Secolo XIX, il che le ha fatto perfezionare l’inglese, il francese e il tedesco già studiati ai tempi del liceo linguistico. Giudice Fidasc per le prove di seguita su cinghiale, Isabella ha fondato una Sezione genovese – la Segugio Genova – proprio per promuovere le prove di lavoro a tutti i livelli. È al primo mandato da consigliera regionale nella Fidc Liguria e al secondo nel Consiglio provinciale di Fidc Genova, oltre a sedere nella Commissione sportiva della Federcaccia regionale. Per non farsi mancare nulla, è anche membro della Commissione cinofila nazionale per cani da seguita. Sul suo volto, sulle sue competenze, la Federazione italiana della caccia ha voluto puntare per conferire nuova speranza alla caccia di domani, aprendosi finalmente su scala nazionale alle donne, che soltanto in Fidc sono oltre 1300 e che, insieme ai giovani, rappresentano una risorsa irrinunciabile per il mondo venatorio.

Isabella, dove trovi il tempo per dedicarti a tutte queste attività?
(Sorride) “Ah, quello ora non mi manca di sicuro… Sono felicemente una baby-pensionata, dato che il giornale dove lavoravo ha aperto, qualche anno fa, lo stato di crisi e deciso per dei pensionamenti. Qualche tempo dopo sono cambiati i parametri e così sono entrata in possesso dei requisiti necessari per andare in pensione. Ora faccio quel che mi piace fare, senza dover pensare troppo al tempo”.

Come nasce la tua passione per la caccia?
“È abbastanza recente, in realtà. La mia passione di sempre sono le armi, tant’è che ho praticato tiro dinamico per molto tempo. Poi ho cominciato a seguire a caccia il mio compagno, grande canaio. Così, correndo dietro a lui sui cani, pian piano mi è nata anche la febbre della caccia. Quindi la licenza, l’ingresso nella squadra, le prime battute e tutto ciò che ne è conseguito”.

Soltanto cinghiale?
No, faccio anche un po’ di piuma ma non mi appassiona più di tanto, perché non ho i cani per questo tipo di caccia. Trovo che sia bella, ma soltanto se la pratichi con il tuo cane”.

E invece i tuoi sono…?
Ho due Petit Bleu de Gascogne, un maschio e una femmina. Lei ha molta esperienza a caccia, invece lui è nato in casa, ci è nato fra le mani… E quindi abbiamo paura a portarlo a caccia. È un po’ il nostro ‘bambino’: di conseguenza lo portiamo soltanto alle prove di lavoro in recinto, quando riesco”.

Parliamo del Coordinamento nazionale cacciatrici Federcaccia.
Ringrazio il presidente Buconi per avermi offerto la possibilità di crearlo. Tra l’altro faccio anche parte del gruppo comunicatori Fidc e posso dedicarmi a tempo pieno a tutte queste attività. Tornando al Coordinamento, è nato da subito come una cosa seria, perché il presidente ci crede moltissimo ed è il nostro primo sponsor. Quel che devo fare va fatto molto seriamente e, per fortuna, ho trovato un gruppo di collaboratrici molto valide. Certo, tra le prove cinofile, il gruppo di comunicatori e il Coordinamento è un lavoro che ti assorbe a 360 gradi”.

Il 18 gennaio 2020 c’è stata la prima riunione con tutte le referenti regionali. Com’è andata?
Direi molto bene. Erano presenti tutte le coordinatrici regionali, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Il Coordinamento è nato lo scorso novembre, lo abbiamo presentato il giorno 29, a Roma, in occasione dell’Assemblea nazionale Fidc. Durante la prima riunione nazionale ci siamo ritrovate e abbiamo messo sul tavolo tutte le iniziative che intendiamo portare avanti”.

Quali sono i vostri “cavalli di battaglia” ?
La tutela del bosco e dell’ambiente è uno dei nostri cavalli di battaglia: siamo cacciatori etici, le persone più oneste che ci siano, anche perché per avere il porto d’armi la fedina penale deve essere limpida. Noi il bosco lo tuteliamo: ci andiamo anche a cacciare, è vero, ma con la nostra attività lo rendiamo fruibile anche a chi non caccia. I sentieri li puliamo noi, raccogliamo tanta immondizia che è nel bosco e ci preoccupiamo di mantenere l’ambiente più sano possibile per chi vuole frequentarlo e per gli stessi animali che ci vivono, in un’ottica di biodiversità e salvaguardia dell’equilibrio, agendo sulla base di piani scientifici di censimento e abbattimento.

È proprio questo il punto: l’opinione pubblica ignora tutti questi aspetti.
Le persone che non conoscono il nostro mondo fanno fatica a recepire questo messaggio. Noi siamo visti sempre e soltanto come gli assassini della mamma di Bambi. Invece dobbiamo riuscire a far passare il concetto che il cacciatore è tale a tutto tondo, vive a contatto con la natura e la difende, la apre a chi non la conosce, presenta gli abitanti del bosco ai più piccoli e molto altro ancora. La mission è quella di aprire il recinto in cui è chiuso l’argomento ‘caccia’, confinato ai soli discorsi fra cacciatori e alle riviste di settore. Altrimenti ce la cantiamo e ce la suoniamo, senza andare da nessuna parte. Vogliamo coinvolgere anche i bambini, realizzando una specie di laboratorio ambientale dedicato a loro. La caccia non termina certo con l’abbattimento del selvatico, ma va ben oltre: questo è il messaggio che vogliamo portare avanti per farci accettare dall’opinione pubblica, affinché – ad esempio – si smetta una volta per tutte di leggere sui social messaggi di gioia per la morte di un cacciatore”.

Ora vorrei che ci raccontassi la caccia dal punto di vista femminile.
Ma in fondo la caccia è femminile. La dea della caccia era donna in Grecia come a Roma, come anche nelle tradizioni nordiche. Inoltre la donna cacciatrice è stata più volte cantata e descritta dai nostri poeti e scrittori: per esempio Torquato Tasso, nella sua ‘Aminta’, rappresenta la ninfa cacciatrice Silvia, che respinge l’amore di un uomo proprio perché ha nella caccia il suo unico vero amore. La storia è poi ricca di personaggi femminili con la passione per la caccia: per esempio la principessa Sissi, che tutti conoscono, nella sua infelicità aveva come unica gioia quella della caccia. Oppure la regina Elisabetta d’Inghilterra, grande cacciatrice, o ancora la scrittrice Karen Blixen (‘La Mia Africa’ – Ndr) e tante altre. Che cos’è per me la caccia? Tante cose. Io la vedo soprattutto come un vivere la natura, il rapporto con i cani e il loro lavoro per la squadra. Quando senti la voce dei cani che lavorano provi già sensazioni di benessere, di tranquillità e pace, a prescindere se poi il cinghiale arrivi a tiro oppure no. Ci sei tu, nel bosco, con la natura, e spesso alla natura ti abbandoni. Quando sei di posta cerchi lo scoiattolo, vai dietro al suono del picchio che batte la corteccia, ti perdi perché ti passa sopra la testa un volo di colombacci… Osservi la natura e come cambia il paesaggio con il progredire della stagione. Tutto ciò fa parte del mondo della caccia. Poi se arriva anche il selvatico e riesci ad abbatterlo… beh, è chiaro, sei lì per quello. Però non è fondamentale, fa parte delle sensazioni che si vivono ma non è certo l’unica”.

Com’è il rapporto con i tuoi colleghi uomini?
Direi ottimo. Mi trovo benissimo nella mia squadra, non c’è mai stato nessun tipo di problema. Anzi, sono sempre stata sostenuta e considerata alla pari. Se c’è da ‘cammellare’ un cinghiale (‘trascinare’ in genovese – Ndr) lo fanno gli uomini come lo faccio io. Poi naturalmente ci sono anche persone un po’ prevenute. L’ho visto anche con la nascita del Coordinamento, raffrontandomi con i presidenti regionali e provinciali: c’è chi appoggia in maniera incondizionata il progetto e chi si pone con una certa perplessità nei nostri confronti. Ma questo fa parte della società. L’ho vissuto anche sul lavoro, i primi anni, quando di donne giornaliste ce n’erano davvero poche. Ma il famoso soffitto di cristallo lo dovremo pur incrinare in qualche modo, no?! Altrimenti non se ne viene mai fuori”.


Nella foto: il Coordinamento nazionale cacciatrici Federcaccia è nato nel mese di novembre 2019. Nell’occasione erano presenti tutte le coordinatrici regionali, dalla Val d’Aosta alla Sicilia. È stato presentato a Roma, in occasione dell’Assemblea nazionale Fidc.



Tratto da “Sotto il segno delle cacciatrici Fidc”, di Daniele Ubaldi, Caccia & Tiro 2/2020


 

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