A SCUOLA DI TIRO E DI VITA

Prosegue la nostra rassegna territoriale sugli istruttori, uomini e donne, che una volta concluso o messo in secondo piano il proprio percorso agonistico in pedana, hanno scelto di restituire ciò che è stato loro donato dal tiro a volo svolgendo attività di tutoraggio ed affiancamento verso le nuove generazioni degli atleti del comparto Under 21, infondendo tramite le loro lezioni, in aggiunta a nozioni pratiche e teoriche riguardo la disciplina del piattello, anche importanti insegnamenti di vita. Protagonisti di questa nostra nuova tappa sono lumbro Alberto Bartoli, il sardo Maurizio Dettori e la lombarda Zdenka Ratek.

Coach Bartoli, ha notato cambiamenti in questi ultimi anni nelle dinamiche di reclutamento del Settore Giovanile?
È da lungo tempo che la Federazione si occupa e si preoccupa di garantire il ricambio generazionale. Tradizionalmente chi si avvicina maggiormente al tiro a volo sono coloro che hanno alle spalle famiglie di cacciatori o che, comunque, hanno un legame di parentela con chi pratica il nostro sport. È invece più raro che giovani lontani da questo ambiente si presentino spontaneamente al campo e comincino ad allenarsi assiduamente. Negli ultimi tempi sono in corso di sperimentazione sempre più campagne di promozione di questa disciplina sportiva, rivolte agli istituti scolastici di istruzione superiore, per presentare e far conoscere a sempre più ragazzi il fascino del tiro al piattello. Figure chiave di questo tipo di iniziative sono certamente gli insegnanti di educazione fisica, che possiedono nozioni teoriche di base adeguate ad introdurre in sicurezza i propri alunni alle pedane. Quando si prende in mano il fucile la prerogativa imprescindibile è proprio lutilizzo di questo strumento in sicurezza. Con i neofiti le prime esercitazioni le svolgiamo a secco, senza caricare munizioni, successivamente facciamo affrontare loro una serie di prova a 10 piattelli, programmati con parabole semplici. Quando ne riescono a rompere uno o qualcuno in più è difficile che non si appassionino scegliendo di continuare”.

Coach Dettori, secondo lei cosa è mutato nei metodi di preparazione delle nuove generazioni di atleti rispetto al passato e cosa può spingere oggi un Under a gettare la spugna”?
Anni fa in moltissimi dei ragazzi che ho avuto modo di osservare veniva incoraggiato un approccio verso il nostro sport che privilegiava il numero di bersagli colpiti a scapito dellimpostazione tecnica, aspetto che non ho mai tollerato. I giovani atleti di una volta, di conseguenza, concentravano le proprie energie sul rompere quanti più piattelli possibile, indipendentemente da come ciò avveniva. Da quando faccio lallenatore ho sempre formato i miei allievi prediligendo la tecnica, facendo assumere loro uno stile che li ha sempre contraddistinti in pedana, tanto che in diverse occasioni ho sentito anche altri tecnici riferirsi a loro come il ragazzoo la ragazzadi Dettori. Senza dubbio oggi un principio cardine che viene impartito ai tiratori neofiti si focalizza soprattutto sulle regole di sicurezza quando si impugna e si usa il nostro attrezzo sportivo. Il mio scopo è quello di creare dentro ciascuno di loro un vero e proprio carattere sportivo, che sarà estremamente utile durante il corso della loro carriera agonistica. La natura estremamente performativa della società di oggi è purtroppo un ostacolo rilevante al raggiungimento di questo obiettivo: i giovani vengono caricati di sempre più aspettative verso sé stessi e verso gli altri, tanto che piccoli errori o risultati meno che perfetti sono percepiti come sconfitte irrimediabili, che in alcuni casi portano talenti promettenti ad abbandonare. La qualità di un atleta non dovrebbe essere una convinzione personale, ma una valutazione diffusa. A mio parere, quando un ragazzo o una ragazza si allontanano dal tiro a volo, buona parte della responsabilità ricade su noi coach, che non siamo stati in grado di ascoltare il loro disagio e motivarli adeguatamente. Loro in questo senso non hanno colpe”.

Coach Ratek, qual è il segreto per costituire una squadra unita e come si fa fronte alle paure e alle preoccupazioni di ciascuno di loro?
Il tiro a volo è unattività agonistica generalmente individuale, ma il bello dei giovani è che sanno trovare gioia nello stare in gruppo e si divertono confrontandosi tra loro. Nella loro spontaneità sanno trovare momenti ludici anche in situazioni didattiche più serie. A noi allenatori basta solo far rispettare le regole e non essere troppo opprimenti. Lunica area dove non si può transigere è la sicurezza. I comportamenti corretti da tenere in pedana sono le prime nozioni che vengono impartite e la disciplina in pedana è qualcosa su cui non si può assolutamente negoziare. È opportuno che sia comunque presente unatmosfera di sana competizione, che non ha mai fatto male a nessuno. Ansia e timori costituiscono nel nostro sport un carico significativo che si impara a gestire con il tempo e con lesperienza. In passato per stemperare questi stati danimo si ricorreva soprattutto al training autogeno, alla respirazione e alla preparazione fisica. Ad oggi le metodologie si sono evolute grazie al supporto di professionisti come mental coach e psicologi, utili nel controllo di stress e timori in gara. Chi sale sul podio trova spesso una prima forma di appagamento, mentre chi resta fuori necessita di un sostegno ancora maggiore per perseverare e non arrendersi”.

Quali sono gli elementi che appassionano i ragazzi di questo sport, facendoli passare dalla loro prima volta in pedana al tesseramento?
Sulla base della mia esperienza trentennale di tiratrice e poi di istruttrice, ritengo che lelemento principale che accenda linteresse e faccia entusiasmare i ragazzi sia quello di colpire un bersaglio in movimento, insieme al desiderio di misurarsi costantemente con sé stessi. È un elemento istintuale insito in tutti loro fin dalla nascita, riscontrabile in qualsiasi altro sport, anche molto differente dal nostro. Inizialmente vengono forse incuriositi dai propri parenti, amici, oppure dagli stessi media, che alimentano in loro la curiosità e li spingono a provare. La loro prima volta in pedana, affiancati ovviamente in maniera costante dallistruttore, è un passaggio molto delicato. Innanzitutto occorre che si svolga in un luogo consono, con spazi e strutture a norma, utilizzando uno strumento sportivo adatto. Allistruttore sono richieste sensibilità ed empatia verso il giovane atleta e che esponga i concetti con calma, passo dopo passo, in modo da mettere a proprio agio il ragazzo o la ragazza. Quando il giovane man mano colpisce i piattelli, comincia ad appassionarsi e ritorna molto volentieri sul campo. Il tiro a volo è uno sport che richiede, come ogni altra disciplina sportiva, una forte dedizione, ma una volta preso il via il tesseramento è solo una formalità. Nei nostri impianti qui in Lombardia organizziamo Open day dove dimostriamo e facciamo sperimentare il tiro a volo ad un buon numero di ragazzi. Negli ultimi anni insieme alla Fitav, con il progetto C.a.r.e., riusciamo anche ad entrare nelle scuole, coinvolgendo ancora più giovani grazie al supporto dei loro insegnanti di educazione fisica. Certamente praticare questo sport comporta costi non trascurabili e se si riuscissero a porre in essere iniziative per agevolare in questo senso i ragazzi sotto i 21 anni, la loro frequenza verrebbe certamente incentivata”.

Coach Bartoli, cosa consiglia ai propri allievi quando si trovano in difficoltà per risultati mancati in gara o in allenamento? Le nuove tecnologie possono aiutarli a colmare le loro lacune?
Ai miei ragazzi cerco sempre di comunicare come sia importante innanzitutto imparare bene la tecnica, I risultati più importanti arrivano con il tempo e con lesperienza. Al momento il Settore Giovanile umbro, tra fossa olimpica e skeet, annovera tra le proprie fila 36 ragazzi, tutti molto giovani ed è comprensibile come una gara andata poco bene possa essere per loro motivo di sconforto. Quando li vedo delusi provo a tranquillizzarli dicendogli che il tiro a volo è uno sport molto particolare, dove anche i grandi campioni non fanno sempre 25 e possono lasciarsi sfuggire una finale anche per pochi errori. La differenza tra un risultato positivo ed uno negativo la fanno al 70% la mentalità e lo stato emotivo, mentre il restante 30% lallenamento, la preparazione fisica ed una corretta alimentazione. Laspetto dellapproccio mentale è a mio avviso unarea su cui lavorare intensamente, che può essere molto utile ai ragazzi in qualsiasi circostanza si trovino. Un concetto che può essere usato per mettere la situazione in tale prospettiva è quello di pensare che una serie sia costituita da 25 piattelli, che se ne colpisca uno o che si faccia uno zero, limportante è dimenticare ciò che è accaduto prima e concentrarsi sul bersaglio successivo, senza rimuginare se ciò che hai fatto sia giusto o sbagliato. Come ho già detto, con la perseveranza le vittorie arrivano. Uno dei miei ragazzi, Michele Pastura, questanno si è classificato primo tra gli Esordienti allUno dOro, per poi conquistare la medaglia di bronzo al 2° ed al 3° Gran Premio del Settore Giovanile, il primo dei quali proprio qui a Umbriaverde, il successivo al Tav Cieli Aperti (Bg). Un altro dei miei allievi, Thomas Torzoni, al Tav Montecatini – Pieve a Nievole (Pt) si è classificato 4° tra gli Allievi al Campionato italiano del comparto. Che poi le tecnologie innovative, come il sistema Shooting Data, vengano impiegate a supporto dellattività agonistica, a mio avviso è una grande opportunità. LUmbria è una delle regioni italiane più legate alla tradizione ed in generale non ne facciamo un largo uso, personalmente non ho mai implementato tali metodi durante le sessioni di allenamento che svolgo. Mi rendo conto tuttavia che tecniche di istruzione simili permettono a chi le utilizza non solo di rivedere in terza persona i propri movimenti e la tecnica utilizzata in pedana, quasi come in uno specchio, ma di imparare dai più bravi, osservando nel dettaglio, ad esempio, i tiratori della nazionale. La scuola del tiro a volo italiana è senza alcun dubbio la migliore al mondo e se impiegassimo questi strumenti in ottica formativa per i nostri giovani, i miglioramenti sarebbero immediatamente apprezzabili e significativi”.

Coach Dettori, esistono differenze nellapproccio verso questo sport tra ragazzi e ragazze? Come vengono valorizzate le caratteristiche personali di ciascuno di loro in allenamento?
Entrambi i generi nel complesso partono da buone basi sia fisiche che mentali, anche se talvolta mi capita di trovare qualche ragazza che abbia bisogno di costruire una corporatura più robusta. A parità di struttura corporea, ho notato che le ragazze risultano inizialmente più diligenti rispetto alla controparte maschile, leggermente più impulsiva e meno attenta alle spiegazioni. Man mano che crescono di età la situazione si riallinea, arrivando con il tempo a coincidere con la mentalità che possiedono gli atleti Senior. 30 anni fa gli allenamenti dei ragazzi consistevano in serie di piattelli semplici, che permettevano loro di realizzare buoni punteggi, questo tuttavia gli creava problemi in situazioni di gara. Oggi i ragazzi più piccoli, intorno ai 13-14 anni, sono già attenti e scaltri, come un tiratore che pratica questo sport da lungo tempo. Farli misurare con piattelli facilitati sarebbe una perdita di tempo sia per loro che per me, quindi, esclusi i primissimi approcci con le pedane, quando mi rendo conto che hanno acquisito un minimo di confidenza, ci concentriamo su serie a difficoltà regolare. Con i giovani la base su cui costruire è la motivazione: più è alta, più aumenta la loro capacità di recepire. Allinizio, soprattutto le ragazze, hanno un approccio timoroso verso il gesto sportivo e lo stare in pedana: il mio compito come allenatore è far capire loro di possedere un enorme potenziale di cui sono ignari e i momenti di allenamento esistono appositamente per poter commettere errori da correggere con la pratica. Come allenatore metto al centro dei momenti formativi limpostazione del movimento, adattandolo a ciascuno dei miei allievi, ognuno di loro unico e con le proprie esigenze. Una volta perfezionato questo elemento ci si può concentrare sullaumentare il numero di piattelli centrati”.


Tratto da “A scuola di tiro e di vita”, di Michelangelo Lombardi, Caccia & Tiro 11/2025.


Zdenka Ratek: Il tiro a volo è unattività agonistica generalmente individuale, ma il bello dei giovani è che sanno trovare gioia nello stare in gruppo e si divertono confrontandosi tra loro” – Foto Fitav

Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.