Nel titolo c’è un po’ una mezza “presa in prestito” da un celebre romanzo di Wilbur Smith (“Il destino del leone”), che con l’oplologia non ha nulla a che vedere, ma quando un paio di parole scattano in mente e danno l’ispirazione, perché non approfittarne? Sintesi: quando si pensa di avere letto quanto la pubblicistica e le memorie mettono a disposizione, ecco che qualcosa d’inedito salta fuori a sparigliare le carte. Nel senso che, se da un lato la conoscenza e la lettura di storie d’archibugieria collocano la “scoperta-sorpresa” in un contesto originato da un meccanismo professionale e commerciale logico, per il pubblico degli oplofili la stessa notizia assume quasi l’aspetto del famoso coniglio tirato fuori dal cilindro.
LA VICENDA
Ma procediamo con ordine. La vicenda è quella di una doppietta italiana nata poco meno di cento anni fa, nel 1930, che ad un certo punto, non importa per quale motivo, prese la via dell’estero. Doppietta elegante, Anson di finissima fattura, ottimamente conservata, approda alla casa d’aste inglese Holt’s. La casa, con sede a Norfolk in Inghilterra e filiali in altri Paesi, è stata fondata nel 1993 da Nicholas Holt ed è specializzata nella vendita all’asta di armi e relativi accessori. La “nostra” doppietta riporta sul petto di bascula un binomio di costruttori certamente singolare, Beretta-Zanotti. Accoppiata particolare, ai più sconosciuta come dicevamo sopra. Superfluo ora dilungarsi sul profilo della casa Beretta, che non ha certo bisogno di presentazioni e, in un certo senso, lo stesso vale per gli Zanotti (anche se da tempo mancano flash di mercato e pubblicistica) dei quali abbiamo diffusamente parlato nello scorso n. 9/2025 di Caccia & Tiro. Diciamo che, alla luce di certe “scoperte”, è culturalmente interessante leggere i percorsi attraversati dal particolare fucile in questione. Percorsi storicamente poco o nulla battuti a latere di un tracciato principale dei nomi che porta. Una novità-curiosità fuori dalle grandi rotte commerciali, ma (o proprio per questo) assolutamente degna di evidenza. Documenti e memorie s’incrociano spesso sulla saga zanottiana, talvolta indulgendo qua e là sulla non completa coerenza fra una fonte e l’altra di notizie. Condizione peraltro comprensibile, poiché riguardante un tracciato pluricentenario dipanato in massima parte in periodi che qualcosa hanno dovuto concedere alla precisione documentale.
GLI ZANOTTI IN BREVE
Riassumiamo qui, molto sinteticamente, la versione antologica normalmente reperibile sulla pubblicistica dell’argomento, punteggiata di nomi, spostamenti di sede, fallimenti e riprese. È il 1625, preso ufficialmente a riferimento, l’anno che trova gli Zanotti intenti all’attività di armaioli con Cassiano I (1593-1665) nella bottega di Santa Maria in Fabriago, alla “Bruciata”, presso Lugo di Romagna. Da quel momento la famiglia figura ininterrottamente sugli annali dell’archibugieria artigianale italiana. L’attività rimane alla vecchia officina di Lugo con diversi discendenti fino a metà del 1800, allorché, per scelte commerciali, avviene una prima migrazione. Giovanni (1822-1894) e Giacinto (1836-1919), nel 1860 circa, esportano l’attività ramificandola. Il primo a Ferrara con un’armeria commerciale e il secondo a Bologna con l’attività armiera. La costruzione di fucili resta pertanto patrimonio della linea Lugo-Bologna, con il marchio Giacinto Zanotti. L’attività bolognese ha come alfiere Stefano Zanotti (1882-1926), figlio di Giacinto. Stefano possiede mentalità industriale ed è inoltre fine incisore. Purtroppo manca prematuramente. La ditta dichiara fallimento il 27 novembre 1924 ed è in questa fase che si creano le condizioni all’origine della doppietta in oggetto. L’avventura zanottiana prosegue con una nuova migrazione, molto importante, a metà del Novecento, verso la culla dell’armeria italiana, a Gardone Val Trompia. Fabio (1903-1971), figlio di Tomaso (1864-1946), nel 1951 là si trasferisce con armi e bagagli. Il laboratorio bolognese si spegne con Renato Zanotti (classe 1909, figlio di Leopoldo, 1868-1951), cugino di Fabio, che viene a mancare nel 1975. L’attività viene rilevata da un gruppo di amici, fra i quali anche un esperto armaiolo, Giorgio Simoni, che nel tempo rileva marchio e materiali di Renato Zanotti. L’armeria R. Zanotti di Simoni è tuttora in attività a Bologna con il negozio in via San Donato.
NEL TERZO MILLENNIO …
Battuta all’asta inglese, la doppietta in questione torna in patria nella terra d’origine, in Romagna, dove viene riscontrato, inciso sul petto di bascula, un congiungimento del tutto particolare del quale nessuno aveva notizia: Beretta-Zanotti. Bene, come può essere avvenuta (anzi, com’è verosimilmente avvenuta) l’accoppiata? Dalle ricerche effettuate da un cortese appassionato bolognese, Vittorio Baruzzi, purtroppo recentemente mancato, che ci aveva a suo tempo gentilmente trasmesso il materiale, la trafila inizia dal fallimento della ditta Stefano Zanotti (in via Zanolini – Bologna, anno 1924 dicevamo sopra). Parte del materiale semilavorato rimasto (calci, bascule e altro), a quanto pare venne acquisito dalla Beretta, così come la stessa rilevò nel 1927-28 il materiale della allora nota ditta FALC-Armi Lario di Camerlata (Como).
Per la cronaca, la Beretta, incamerando il materiale e i marchi di fabbrica Lario Como, installò al proprio interno un reparto che continuava la produzione della ditta assorbita (come riporta un catalogo del 1929). In tale giro di materiali non deve sorprendere siano finiti in linea di produzione, abbinati a pezzi di altra derivazione, semilavorati degli Zanotti, non punzonati ma di chiara matrice zanottiana. Alcuni listini pubblicitari degli anni ’30 riportano infatti che la ditta Pietro Beretta era rilevataria della Fabbrica d’Armi Lario di Camerlata e S. Zanotti di Bologna. Parte documentale di tali passaggi non è oggi più reperibile (forse perduta nei disastri del secondo periodo bellico), se mai fu compilata nel dettaglio e quindi non resta che affidarsi all’analisi del “reperto”. La doppietta, a suo tempo pulita e controllata dall’armaiolo Andrea Toschi (mancato nel maggio 2024) di Voltana di Lugo (Ra), presenta il meccanismo Zanotti, gli estrattori Beretta, le canne monoblocco Beretta (in Acciaio Poldi Anticorro, peraltro utilizzato anche dagli Zanotti). Sui piani di bascula sono presenti i punzoni Beretta V.T. e l’anno di costruzione 1930 presso Beretta.
Il calcio, originale, è realizzato con fine gusto e bellissime gocce alle cornici, opera di una persona di evidenti ottime capacità alla quale non sapremmo oggi purtroppo dare un nome preciso (ma verosimilmente Stefano Zanotti). Fine l’incisione a bordino e il cesello sui seni di bascula (si può bene ipotizzare di Stefano Zanotti). Bella e fine la bascula Anson con profilo a parentesi graffa. Nel complesso la si può classificare come un’arma da valle, per gli acquatici, date le canne lunghe 74 cm e le strozzature da 9/10 e 11/10, tipiche del periodo per tali cacce. Il fatto che sul petto di bascula sia stato riportato il binomio di costruttori, lascia pensare che la bascula e il calcio, al momento dell’incameramento in Beretta, fossero già giunti ad un livello di finitura pressocché completo presso gli Zanotti e quindi l’imbasculatura delle canne in officina Beretta sia stata una logica immediata conseguenza che abbia voluto rispettare il nome dell’iniziatore del lavoro.
UN UNICUM?
A questo punto, la doppietta parrebbe essere un “unicum”, poiché, tranne aggiornamenti su eventuali ri-scoperte, non si hanno notizie di armi sorelle. Probabilmente, fra il materiale Zanotti rilevato, non erano presenti pezzi già finiti atti allo scopo. Ma tant’è, la storia delle armi fini ha avuto alti e bassi (già da anni, purtroppo, siamo solo sulla seconda frequenza) e inoltre la conservazione del materiale da parte dei singoli non sempre è stata puntuale e curata. Qui finisce la storia del “nostro” oggetto ritrovato. La doppietta “figliol prodigo”, ritornata cioè nella terra d’origine, è finita nel posto giusto: il Museo oplogico privato di un appassionato di Russi (Ra), Stefano Venturi, che negli anni ha raccolto pezzi romagnoli di notevole interesse. Il Museo delle armi di Stefano Venturi è visitabile gratuitamente il martedì e venerdì mattina, oppure su appuntamento, al n. 77 di Corso Farini a Russi (per informazioni e appuntamenti: stefanoventuri69@alice.it). Un’occasione anche per fare un po’ cenacolo sui bei tempi dell’archibugieria artigianale storica. Seppure oggi in sordina, la Romagna continua a rivendicare la propria storia sulle armi fini da caccia.
Tratto da “Il destino di un fucile”, di Roberto Aguzzoni, Caccia & Tiro 02/2026.
La doppietta Beretta-Zanotti in vista intera. Approdata anni fa in Inghilterra, battuta all’asta presso la casa d’aste Holt’s, è ritornata in Italia e precisamente in Romagna, terra d’origine – Foto dell’autore


