SPORT, MESSAGGIO DI PACE E DI SPERANZA

Scrivo questa mia nota mentre sono in viaggio per l’Oman insieme a un gruppo di atlete e atleti azzurri della fossa olimpica e dello skeet che partecipano, con i rispettivi tecnici, ad un test preparatorio, ma soprattutto ad un incontro amichevole sulle pedane di Muscat con le colleghe e i colleghi dello stato del Golfo. Permettere ai popoli di incontrarsi, di vivere momenti di aggregazione e di attivare costruttivi confronti è sempre stato il compito storico dello sport. Non occorre certo che torni a evocare le nobili motivazioni che hanno indotto a suo tempo i lungimiranti creatori del movimento olimpico ad attualizzare quel quadriennale rito antico che era in grado di sospendere ogni conflitto in nome di un più alto ideale. Peraltro non è possibile, nel momento in cui scrivo, ignorare che quel messaggio di cui ogni sportiva e ogni sportivo si rende quotidianamente ambasciatore, è nuovamente minacciato da un conflitto.

Quel conflitto è già entrato prepotentemente nelle nostre vite sportive: proprio nelle stesse ore in cui traccio questa nota lo sport mondiale si sta attivando per dare nuova forma ai calendari internazionali della stagione che si è appena aperta e anche il tiro a volo vedrà delle variazioni di sede di alcuni degli eventi più importanti. Stiamo uscendo da una drammatica pandemia che ha stravolto la quotidianità di ciascuno di noi e, insieme ad essa, anche la calendarizzazione più tradizionale dell’attività sportiva: basti considerare che, per la prima volta nella storia dell’olimpismo moderno, abbiamo celebrato un’edizione dei Giochi – quella di Tokyo del 2020 – in un anno dispari e con uno slittamento di 12 mesi rispetto alla collocazione definita con molte stagioni di anticipo. Lo sport, dunque, subisce inevitabilmente gli effetti di tutte le calamità che possono affliggere il genere umano: le emergenze sanitarie e i conflitti, tanto per fare due esempi che sembrano confinati in un passato oscuro e lontano, o quantomeno nei libri di storia, e invece appartengono drammaticamente al nostro presente: li abbiamo visti e li vediamo irrompere brutalmente nel nostro quotidiano.

Ma c’è un fenomeno che dobbiamo considerare con molta attenzione. Quando lo sport sembra paradossalmente messo all’angolo dagli eventi, quando appare sopraffatto da un’agenda drammatica, come ad esempio appunto quella imposta da un conflitto, ecco che invece lo sport torna a rivendicare quel ruolo storico che ha sempre saputo interpretare. Nessuno di noi si illude che un semplice gesto di un’atleta o di un atleta possa arrestare l’evoluzione di un evento tragico come un conflitto, ma è altrettanto certo che ogni momento sportivo, proprio per quel suo contenuto intrinseco di valori che ho richiamato prima, è in grado di far vivere quella speranza che ci ha permesso, nei secoli e nei millenni, di superare i contrasti e di provare ad essere migliori. Ho più volte insistito in questi miei interventi sul prezioso ruolo di ambasciatrici e ambasciatori che le noste atlete e i nostri atleti hanno svolto nel tempo.

Con un occhio alla storia e con un gusto un po’ iperbolico potremmo perfino dire che quello sportivo è proprio il ruolo più diplomatico che esiste da sempre nelle cronache dell’umanità. Gli eventi peraltro corrono in fretta: quando leggerete questa mia nota frattanto conosceremo di più di questa drammatica pagina di storia che siamo costretti a vivere. Auspico che lo sport – e anche il nostro, dunque – con i suoi semplici ma simbolici gesti quotidiani, possa aver contribuito a rendere ancora una volta il mondo un posto migliore.


“Linea di tiro”, di Luciano Rossi, Caccia & Tiro 03/2022.


Il presidente Fitav: “Quando lo sport sembra paradossalmente messo all’angolo dagli eventi, quando appare sopraffatto da un’agenda drammatica, come ad esempio appunto quella imposta da un conflitto, ecco che invece lo sport torna a rivendicare quel ruolo storico che ha sempre saputo interpretare”.


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