MAGNANINI: “LO SPORT È NEL MIO DNA”

Il nuovo anno in Fitav è iniziato anche con la fresca nomina a segretario generale di Mario Magnanini. Un percorso professionale, il suo, nel mondo del tiro a volo nazionale, che risale a 27 anni fa.

Per quale strana “alchimia”, o “fortunata” e “semplice” combinazione, sei arrivato al tiro a volo e come ci sei arrivato?

Ho iniziato la mia carriera al Coni nella Divisione Bilanci: facevo parte di un gruppo di impiegati che venivano mandati nelle Federazioni che avevano necessità di un aiuto nell’ufficio amministrazione. La mia prima esperienza federale fu ai cronometristi e poi mi fu data la possibilità di scegliere tra la motociclistica ed il tiro a volo. Nutrivo una grande passione per i motori, ma nel mio ufficio c’era un grande poster con l’immagine di Luciano Giovannetti con l’oro di Mosca e, anche grazie al suggerimento di una cara amica, collega dell’Ufficio del personale, decisi di provare a conoscere questo sport lavorando nella sua Federazione. La prima esperienza durò 3 mesi, poi ci fu il rinnovo per altri 3 e ormai sono passati 27 anni”.

Dove sei nato e in famiglia ci sono altri esponenti che hanno calcato – o calcano – ancora le pedane?

Diciamo che, più che con il tiro a volo, la mia famiglia ha da sempre una grande familiarità con lo sport. Mio padre, e ancora prima mio nonno, lavoravano al Coni ed io sono cresciuto respirando e mangiando sport. Per parte della mia adolescenza ho anche abitato in un Centro sportivo del Coni, quello d Riano”.

Che cosa ti ha sempre affascinato del tiro a volo? Un’affascinazione anche in questo caso che si è alimentata nel tempo o, sin da subito, è stata una “conditio sine qua non” del tuo percorso professionale?

La mia passione per questo sport è nata per curiosità. Stando in ufficio, leggevo nelle pratiche amministrative ‘Skeet’ e ‘Fossa olimpica’ e mi è venuta voglia di cimentarmi in pedana. La mia prima volta è stata al campo di Montopoli e in quella occasione conobbi Paolo Fiori, all’epoca presidente del Comitato regionale del Lazio. Piano piano mi sono ritrovato ‘coinvolto’ fino al collo, arrivando a ricoprire anche l’incarico di delegato provinciale di Rieti e poi, fino a pochissimo tempo fa, quello di presidente della Commissione del Settore Giovanile del Lazio. Insomma, il tiro a volo è diventata una passione che mi ha coinvolto, quasi fagocitato, a 360 gradi”.

Quale episodio della tua ormai lunga militanza in Fitav ha lasciato in te un segno particolare?

Porto nel cuore tanti ricordi bellissimi legati alla mia esperienza in Federazione. Tra tutti, i più cari sono sicuramente quelli che mi riportano alle trasferte con le squadre nazionali e, in particolare, quelli delle spedizioni olimpiche. Il mio debutto a 5 cerchi risale ai Giochi di Pechino 2008, poi sono venuti quelli di Londra 2012, di Rio 2016 e di Tokyo dello scorso anno, nelle ultime 2 edizioni addirittura in veste di Team leader”.

Durante il periodo più duro della pandemia, secondo te come ha reagito – e sta reagendo ancora – la grande famiglia del tiro a volo?

La Fitav ha reagito alla pandemia in maniera eccezionale, sin dal primo momento. A marzo del 2020, quando l’Italia si è fermata per il primo lockdown, non ci siamo fatti sorprendere e, anche se in ferie, con molti colleghi ci siamo adoperati per garantire continuità di servizio. Poi, man mano che le attività sono riprese, abbiamo stilato protocolli anti-pandemia che ci hanno permesso di riprendere la nostra attività sportiva in piena sicurezza. Fortunatamente il tiro a volo si pratica all’aperto e senza contatto fisico, Questo ci ha permesso di recuperare le gare rimandate nel periodo più difficile e di completare il calendario agonistico federale. Eccezionale, a mio avviso, è stato anche il sostegno che il presidente Luciano Rossi ed il Consiglio federale hanno garantito alle nostre Associazioni grazie ad una campagna di aiuti. L’intervento è stato concreto e veloce e ha dimostrato che, anche in un momento di massima criticità, la Fitav è stata pronta ad intervenire in maniera efficace.

Ti aspettavi questa nomina a segretario generale, oppure è arrivata come una sorta di “fulmine a ciel sereno”?

No, nessun fulmine a ciel sereno. Il mio percorso di crescita professionale è stato graduale e progressivo. Come dicevo, sono 27 anni che lavoro in questa realtà e ho maturato una certa esperienza. In questo lungo periodo ho collaborato con 3 segretari generali: Giampiero Paolini, Marco Manstretta e Fabio Fortuni. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi potrà essere utile per affrontare questa nuova sfida, all’inizio in maniera quasi inconsapevole, perché all’epoca non pensavo a quello che è successo oggi. Negli ultimi anni, soprattutto dalla nomina a vice segretario con Fabio (Fortuni – Ndr), la possibilità di poter essere un giorno segretario è diventata più concreta. Non mi aspettavo certo che questo giorno arrivasse così velocemente, soprattutto perché Fabio aveva davanti a sé ancora molti anni di attività lavorativa. Purtroppo la sua scomparsa ha accelerato i tempi. Sono molto contento che il presidente ed il Consiglio federale abbiano individuato in me il suo successore e mi impegnerò al massimo delle mie possibilità per fare un buon lavoro, continuando nel solco della tradizione, ma portando anche il mio personale contributo di innovazione, ove possibile”.

Quali sono i primi grandi impegni che stai affrontando nella tua nuova veste in questo inizio d’anno?
L’attività è partita con la massima velocità. La mia nomina risale alla fine del mese di novembre, in un momento in cui, abitualmente, si gettano le basi per tutta la vita federale. Tutte l’attività degli oltre 23.000 tesserati e delle quasi 400 Asd affiliate dipende dalle delibere assunte dal Consiglio federale. Al personale federale spetta il compito di istruirle e di dare il giusto seguito nel momento in cui il Consiglio le approva. Sto lavorando con i miei colleghi su tutti i fronti, dall’attività agonistica a quella amministrativa, cercando di gettare solide basi per i futuri impegni”.

Come vedi il futuro prossimo venturo del tiro a volo azzurro e in generale a livello internazionale, considerando anche quanto si sta “agitando” da tempo in Europa relativamente all’uso del piombo nelle munizioni?

Il tiro a volo azzurro è da sempre il primo protagonista dell’attività internazionale. Non c’è dubbio che l’Olimpiade giapponese non ha soddisfatto le aspettative che avevamo, soprattutto dopo l’exploit di Rio, ma siamo tornati in Italia con una bellissima medaglia d’argento di Diana Bacosi. Probabilmente non siamo stati fortunatissimi, ma è certo che siamo arrivati a Tokyo con tutte le carte in regola per poter ottenere di più. Per questo, quello che mi preoccupa per il futuro non riguarda l’ambito sportivo, ma quello gestionale. Purtroppo la Federazione internazionale degli sport di tiro non ha saputo, almeno fino ad ora, dare valore a tutto il lavoro che la Fitav ha portato avanti in ambito tecnico, gestionale, di sicurezza e di salvaguardia dell’ambiente. Se non invertiranno la rotta, credo che non sarà facile affrontare e vincere le sfide che ci aspettano”.

Il tuo rapporto con i tiratori e le tiratrici azzurre: è cambiato qualcosa da quando sei diventato segretario generale?

No, non è cambiato nulla, ci mancherebbe! In realtà, dal momento della nomina ad oggi, anche a causa della pandemia, non ho avuto ancora modo di vederli, ma sono sicuro che ritroverò presto tutti gli amici che ho lasciato da vice segretario e che oggi saluterò come segretario generale”.

I 3 aggettivi per definire che cosa è per te il tiro a volo e quelli per descrivere il tuo nuovo ruolo…

Per il tiro a volo: appassionante, avvincente, familiare. Aggettivi per me: determinato, testardo, innovatore”.


Tratto da “Magnanini: ‘Lo sport è nel mio Dna’”, di Francesca Domenichini, Caccia & Tiro 02/2021.


Mario Magnanini: “In questo lungo periodo ho collaborato con 3 segretari generali: Giampiero Paolini, Marco Manstretta e Fabio Fortuni. Da ognuno di loro ho imparato qualcosa che mi potrà essere utile per affrontare questa nuova sfida, all’inizio in maniera quasi inconsapevole, perché all’epoca non pensavo a quello che è successo oggi”. Nella foto: il segretario generale con il presidente Fitav Luciano Rossi.


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