LA MEGLIO GIOVENTÙ DEL 2021: INTERVISTA AD ANDREA GALARDINI

Guardi la carta d’identità di Andrea Galardini e scopri che questo skeettista spilungone alto 185 centimetri nato a Firenze e residente a Calenzano – alle porte del capoluogo toscano – ha appena 18 anni. Eppure, quando lo osservi in pedana, oppure lo fotografi o ne descrivi le imprese, hai l’impressione di averlo visto da un sacco di tempo sulle pedane e soprattutto hai la percezione di un atleta che conosce tanti segreti della pedana che, magari, altri atleti anche ben più navigati non destreggiano affatto con la stessa maestria. Sarà che Galardini, come un po’ tutto il glorioso manipolo dei giovani skeettisti di Toscana che hanno avuto il proprio capofila in queste stagioni in Andrea Lapucci, si appresta ad affrontare gli ultimi due anni del suo percorso da Under 20 con un palmarès e un’esperienza davvero invidiabili.

Sembra davvero passato già tanto tempo, è vero, – ci dice – ma in realtà tutto è cominciato abbastanza recentemente. Fino al giugno del 2016 io non sapevo neppure che cosa fosse il tiro a volo e tantomeno lo skeet! Il mio babbo, Gianluca, frequentava lo stand di Montecatini, ma non da tiratore: semplicemente perché aveva degli amici che si incontravano lì. Una volta che ero lì con lui ho provato a sparare: prima allo sporting, perché l’esperienza venatoria del babbo mi faceva propendere per quella specialità. È stato invece Sandro Bellini che, vedendomi predisposto al tiro di imbracciata, ha avuto l’idea di farmi sperimentare lo skeet. Ed ecco che è scattata la scintilla!”.

Bruciare le tappe per Andrea Galardini ha rappresentato in fin dei conti sempre un’abitudine. Nel 2019, ad appena tre anni da quando aveva preso in mano un fucile per la prima volta, il fiorentino ha sperimentato la piacevole vertigine dei podi delle principali competizioni internazionali della stagione. Ma il 2020 ha portato invece qualche delusione. “È stato un anno molto stressante: certamente ha pesato anche il fatto che la stagione precedente fosse stata così luminosa che difficilmente si sarebbe potuto immaginare, anche in condizioni normali, di replicarla. Nello scorso anno, con quell’alternanza di stop and go in cui abbiamo vissuto per l’emergenza sanitaria, ho avvertito molto la pressione psicologica delle gare e quindi ci sono stati vistosi alti e bassi. Mi ero dato come obbiettivo di conseguire un buon punteggio e un buon risultato al Campionato italiano e invece non è andata per niente nel modo in cui speravo. A Laterina mi sono trovato a sparare bene in allenamento, ma sostanzialmente male in gara. Quella che avevo battezzato come la gara più importante di una stagione peraltro anomala e difficile si è rivelata una prova faticosa e per me deludente. Al Campionato italiano ho anche fatto qualche buon punteggio, intendiamoci, e ho avvertito anche buone sensazioni e non ho praticamente mai fatto lo stesso errore due volte, però gli errori sono stati troppi. Diversi, sì, ma soprattutto troppi”.

Sono cresciuti un po’ tutti all’ombra di Gabriele Rossetti questi giovanissimi skeettisti della Toscana, tra i quali appunto anche Galardini, che in poche stagioni hanno già scritto alcune pagine importanti della storia recente del tiro a volo italiano. “Gabriele ha rappresentato un grande stimolo per tutti noi – precisa Andrea che frequenta il quinto anno dell’Istituto tecnico agrario nel capoluogo toscano – Posso dire che in questi anni ho imparato qualcosa ogni volta che l’ho osservato sparare. Magari anche solo un piccolo atteggiamento che non avevo mai adottato e che ho scoperto essere invece fondamentale per migliorare il mio rendimento. Va detto che Gabriele, pur essendo un campione consapevole del proprio livello, è comunque una persona di grande modestia e disponibilità, mi ha dato tanti consigli preziosi”.

Andrea Galardini parla appunto di un Campionato italiano che non è andato davvero nel modo in cui sperava: ma allora dove si sono verificati quegli errori sui quali legittimamente ha un po’ da recriminare, e in che modo si svolge il suo allenamento attuale? “Da sempre, e ancora di più alla luce delle mie prove più recenti, – dice il giovane skeettista fiorentino – temo tutte le pedane nella stessa maniera: non attribuisco più peso ad una piuttosto che ad un’altra. Perché statisticamente si sbaglia molto anche alle pedane facili. Al momento, posso dire che è la pedana 5 quella che la mia testa giudica più difficile. Ma ci sto lavorando…”.


Tratto da “La meglio gioventù del 2021” di Massimiliano Naldoni, Caccia & Tiro 2/2021 – Foto Fitav


 

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