“ADRIANO AVVEDUTO: CON IL GRANDE SARO NEL CUORE”

Classe 1975, sposato e padre di due figli (Andrea di 21 anni e Arianna di 14), Adriano Avveduto è nato, cresciuto e maturato mangiando pane e tiro a volo. Figlio dell’indimenticato Saro (il “gigante siciliano” è il soprannome coniato affettuosamente per lui dal presidente Luciano Rossi – Ndr), ha sulle spalle la sua pesante eredità che, contrariamente dal divenire una zavorra, userà come volano per proiettare la sua azione nell’universo politico federale verso il futuro. Per presentarlo, dobbiamo però partire dal principio…

Qual è stato il tuo primo contatto con il tiro a volo?
Ero piccolissimo. Già a 4 o 5 anni accompagnavo mio padre sui campi. Stavo tra le sue gambe in pedana a Ragusa. Lui rompeva i piattelli con il fucile vero, mentre io, con un modello di plastica, simulavo il gesto sportivo e gioivo per i bersagli che lui rompeva. La mia passione per il tiro a volo mi è stata probabilmente trasmessa nel Dna, nel tempo è cresciuta e si è maturata. A 13 anni ho iniziato il mio percorso sportivo: ricordo ancora il primo incontro con Fabio Partigiani e Alberto Di Santolo nel 1988 e la prima ‘tessera a strappo’. La mia vita tiravolistica ha mosso i suoi passi con i primi Centri Cas (Centri di avviamento allo sport) nel 1989 e già nel 1990 ho avuto il privilegio di rappresentare l’Italia in una gara internazionale Junior per poi, piano piano, proseguire l’attività agonistica prendendomi le mie belle soddisfazioni”.

Una passione sportiva che ti ha accompagnato per tutta la vita e che, in realtà, continua a farlo anche oggi che sei entrato nel Consiglio federale. È arrivato il momento di appendere il gilet di tiro al chiodo o intendi proseguire?
Proseguire, sempre! A differenza di altri sport, ed è una delle caratteristiche che amo del nostro, è che il tiro a volo ha una lunga vita agonistica. Per poter coltivare la passione bisogna viverla. Ho ricevuto questo esempio da mio padre. Dopo la famiglia ed il lavoro, il suo primo pensiero è sempre stato il tiro a volo. Credo che per essere un bravo dirigente in ambito sportivo uno dei requisiti fondamentali sia proprio quello di continuarne a vivere quotidianamente la passione. Ciò ti permette di non perdere il contatto fondamentale con i praticanti, con la realtà delle Società, con la vita del territorio. In questo ho un grande maestro anche nel presidente Luciano Rossi, il cui attaccamento alla realtà del nostro Paese è sotto gli occhi di tutti. Oggi la tecnologia ci permette di essere vicini anche se fisicamente distanti, tema di particolare attualità durante tutta l’emergenza sanitaria che, ahimè, stiamo ancora vivendo. Ed è proprio in questo ambito, quello dell’innovazione tecnologica, che credo di poter dare il mio contributo migliore. Lo faccio ogni giorno nella mia azienda e spero di poter mettere al servizio del tiro a volo tutta la mia esperienza”.

In cosa speri di migliorare l’eredità lasciata da tuo padre?
Non so se riuscirò a migliorare l’esempio di mio padre, per me sarebbe già tanto eguagliarlo. Lui ha ispirato tutta la mia vita. Quando ho iniziato a sparare volevo arrivare a conquistare tanti trofei come aveva fatto lui. Le mie soddisfazioni me le sono tolte vincendo 2 Mondiali, 2 Europei, facendo parte di 2 nazionali (fossa olimpica e fossa universale), meritandomi la Stella d’argento al merito sportivo e arrivando alla categoria Eccellenza in 3 specialità. Da mio padre ho imparato anche la passione nell’allenare nuovi tiratori, ampliando gli orizzonti ed il bacino di utenza della nostra disciplina. Mi sono cimentato infatti anche in questo ruolo, diventando allenatore federale ed internazionale. Con mio fratello e mia moglie ho avuto anche la grande gioia di creare una squadra, quella del Tiro a volo La Contea, con cui abbiamo conquistato 7 titoli italiani e 2 Coppe dei Campioni. E ora mi attende la nuova sfida della dirigenza federale. A dire il vero mai avrei pensato di arrivare a tanto e in cuor mio mai avrei nemmeno pensato o voluto perdere mio padre. La vita a volte ti mette davanti a realtà che mai penseresti di dover vivere, però vanno affrontate con determinazione e coraggio. È stato proprio il territorio a farmi capire che c’era un altro passo da compiere nella mia vita di sportivo, ovvero quello di candidarmi al Consiglio nazionale e grazie al consenso che mi ha accordato l’Assemblea ho l’onore di potermi cimentare anche in questa veste. Ho la fortuna di poterlo fare con un grande presidente che è Luciano Rossi e con una squadra di colleghi consiglieri di altissimo livello. Mi impegnerò ogni giorno per poter portare il mio contributo”.

Un contributo che ha nella sua natura intrinseca la sicilianità del caro Saro, ben presente nei nostri ricordi e nel nostro cuore. Cosa porterai della tua Sicilia nel Consiglio federale?
Come consigliere nazionale lavorerò per il tiro a volo italiano, di tutta la penisola e non solo della mia Regione. Certo, la maggiore conoscenza della realtà specifica siciliana mi aiuterà a far comprendere meglio le tematiche legate all’attività nel territorio isolano, ma più che portare la Sicilia nel Consiglio federale, il mio auspicio è quello di riuscire a portare il Consiglio in Sicilia. Mi spiego, i tiratori siciliani e le Società isolane hanno sempre garantito la loro presenza nelle principali gare nazionali: purtroppo, non sempre, è stato seguito il percorso inverso, quando si è trattato di partecipare a gare organizzate in Sicilia. Mi auguro che ci sia una maggiore partecipazione nelle future occasioni, magari incentivata da una ancora più spiccata vocazione attrattiva delle Società della mia terra. A loro rivolgo lo sprone a migliorarsi ogni giorno per accogliere al meglio chiunque voglia calcare le loro pedane. La presenza di due siciliani nel Consiglio Fitav è il sintomo che la voglia di avvicinarsi c’è, già questo non è poco”.


“Adriano Avveduto: con il grande Saro nel cuore” di Carlofrancesco Manstretta, Caccia & Tiro 2/2021. Foto di Adriano Avveduto


 

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