LO SPORT DILETTANTISTICO DIVENTA (ANCHE) UN LAVORO

Quello che si sta preparando, anzi che è già iniziato il 1° luglio, è un cambiamento epocale. Meglio, si tratta di una vera e propria rivoluzione di cui tutti noi, più o meno consapevolmente – e con ruoli ovviamente ben diversisaremo protagonisti. E anche beneficiari. Già, perché la riforma appena entrata in vigore introduce nuove tutele per oltre 500mila sportivi e, al tempo stesso – cosa non da poco per noi della Fidasc e di altre Federazioni – attenua le differenze tra i pochissimi (percentualmente) professionisti e lo zoccolo duro dei dilettanti. Fino ad oggi questo è stato sempre un handicap pesantissimo: lo sport nazionale (tutto lo sport!) si è identificato periodicamente con i successi e le medaglie, ma pochi di questi successi e di queste medaglie sono rimasti nella memoria collettiva per più di qualche mese o al massimo di qualche anno. Tranne l’eccezione degli eventi olimpici, con le performance agonistiche degli atleti inquadrati nelle Forze armate, i gesti atletici – a volte davvero strepitosi e di rilevanza mondiale – compiuti all’interno di altre discipline e specialità “minori” hanno avuto una vita breve, con presenze effimere sui quotidiani sportivi e sulle varie emittenti televisive. Eppure, come affermo convintamente da anni, l’attività sportiva è una pratica formidabile non solo per il benessere psicofisico dell’intera popolazione ma anche, e soprattutto, per la formazione e la preparazione dei giovani. La nuova riforma attesa da quasi mezzo secolo disegna un nuovo impianto fiscale e contributivo che, mi auguro, riesca finalmente ad avvicinare il mondo relativamente “piccolo” del professionismo (circa 9mila) a quello immenso del dilettantismo, che va dal mezzo milione di persone secondo i dati forniti dal ministro Abodi e dall’Agenzia delle Entrate, al milione e mezzo se si considerano, invece, i dati resi noti dal Coni. In ogni caso, non parliamo di numeri irrisori! Dopo la legge delega della riforma dello sport del 2019 e il decreto legislativo del 2021, il 1° luglio è entrata in vigore la riforma del lavoro sportivo, mi auguro che riesca finalmente a dare un po’ di ossigeno a tutto lo sport nazionale. Con la nuova riforma, si ha innanzitutto l’esatta definizione di lavoratore sportivo: l’atleta, il tecnico, l’allenatore, l’istruttore, il direttore di gara, ecc. che esercita la sua attività in cambio di un corrispettivo.

Al di là di alcune perplessità e delle immancabili critiche, è innegabile che la nuova normativa intervenga soprattutto sul settore dilettantistico, estendendo ad esso le tutele previdenziali e assistenziali che sono proprie del mercato del lavoro e avvicinandolo, di fatto, ai “colleghi” omologhi dello sport professionistico. Ora, senza voler entrare nei meandri tecnici (e veramente complessi) di questa nuova impostazione, non posso fare a meno di sottolineare un paio di aspetti che ritengo innegabili. Innanzitutto, l’avvicinamento di due mondi simili che per troppo tempo sono stati posti quasi in contrapposizione e, comunque, divisi da trattamenti profondamente diversi e sperequati in maniera grave. In secondo luogo, mi sembra evidente che, quando c’è un più che legittimo interesse occupazionale ed economico, unito ad una chiara ed equa normativa fiscale e previdenziale, anche lo sport dilettantistico non può che trarne giovamento. Prima di tutto, in termini numerici e, di conseguenza, anche a livello di risultati perché, più alto è il numero di atleti, maggiori sono le percentuali di affermazioni che, come dimostra l’ottima prestazione dei tiratori Fidasc al Campionato mondiale di english sporting svoltosi proprio in luglio in Inghilterra, sono il frutto di un impegno durissimo e quotidiano che, troppo spesso, non gode della giusta considerazione. Esempi pratici di questo paradigma sono, per quanto riguarda il nostro Paese, l’attività degli atleti che appartengono alle Forze armate e, negli Stati Uniti, di quelli che “utilizzano” lo sport come chiave privilegiata per accedere ai corsi di laurea che non sono certo quanto di più popolare ed economico si possa immaginare. Il “principio” è, quindi, saggio e lungimirante ed ora non resta che attendere che la sua applicazione pratica non finisca per snaturarlo, come purtroppo accade spesso.


“A caccia di sport”, di Felice Buglione, Caccia & Tiro 08/2023.


Più alto è il numero di atleti, maggiori sono le percentuali di affermazioni che, come dimostra l’ottima prestazione dei tiratori Fidasc al Campionato mondiale di english sporting svoltosi in luglio in Inghilterra, sono il frutto di un impegno durissimo e quotidiano che, troppo spesso, non gode della giusta considerazione.

Condividi l'articolo su:

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.