L’ATTIVITÀ VENATORIA E LE SUE LEGGI

Potremmo definire l’attività venatoria una passione fatta di cose “concrete” – come la preparazione dell’attrezzatura, l’addestramento del proprio fidato amico a quattro zampe, la cura di fauna e territorio – in ultima analisi non solo un’attività nella natura ma un’attività di interazione con la natura. È forse anche per questo che per molti praticanti è difficile comprendere e a volte accettare ciò che accade nell’ambito delle norme e delle leggi sulla caccia. L’aspetto giuridico è infatti materia estremamente complessa per i non addetti ai lavori, sia in Italia sia in Europa. Nel nostro Paese, inoltre, si aggiunge un’ulteriore complicazione, visto che è più che mai usuale assistere a strumentalizzazioni o a esasperazioni dei regolamenti europei, come pure delle leggi nostrane, ed è importante comprendere anche questo tipo di meccanismi. È proprio per rendere maggiormente comprensibili questi aspetti che abbiamo deciso di intervistare l’avvocato Alberto Bruni, coordinatore giuridico dell’Ufficio Studi e Ricerche faunistiche e agroambientali Federcaccia, che con noi ha affrontato alcuni importanti aspetti giuridici dell’attività venatoria, come i ricorsi contro i calendari venatori, la modifica dell’articolo 9 della Costituzione italiana, le ultime modifiche alla legge 157/92 e molto altro (l’articolo a pag. 12). Rimanendo sul tema, lo scorso 16 gennaio è iniziato, in XIII Commissione Agricoltura alla Camera dei deputati, l’iter della proposta di legge di modifica alla 157/92 (a prima firma del deputato Francesco Bruzzone). Le principali modifiche proposte riguardano: la certezza del diritto per i calendari venatori; l’inserimento nella legge 157 dell’orientamento della giurisprudenza in questo paese, che fa chiarezza sull’allevamento e l’utilizzo dei richiami vivi; le opzioni di caccia (secondo la proposta oggi che i cacciatori sono diminuiti non c’è più l’esigenza di dividere le forme di caccia e le diverse tipologie di attività venatoria); l’estensione dell’abilitazione alla caccia agli ungulati all’intero territorio nazionale e l’adeguamento delle norme riguardanti questo tipo di caccia alle tecniche moderne (ad esempio per quanto riguarda le ottiche). Quella di Bruzzone è l’ultima di una serie di proposte di modifica alla 157/92 già assegnate alla Commissione Agricoltura, come, solo per citarne alcune: la proposta di legge con prima firmataria l’on. Maria Cristina Caretta “Introduzione dell’articolo 7-bis della legge 11 febbraio 1992, n. 157, in materia di istituzione degli istituti regionali per la fauna selvatica”; “Norme in materia di prevenzione dei danni causati dalla fauna selvatica. Modifica alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”, presentata dal Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia; “Interventi per la riduzione della popolazione dei cinghiali nel territorio nazionale e delega al Governo per la prevenzione, il contenimento e il ristoro dei danni arrecati dalla fauna selvatica alle attività agricole” con primo firmatario il deputato Stefano Vaccari. C’è quindi grande dibattito su questo tema e proprio in questi giorni il presidente Federcaccia Massimo Buconi ha chiarito la posizione della Federazione sulle modifiche alla 157/92, sottolineando che si tratta diuna legge in molte sue parti ancora inattuata, dopo 31 anni dall’approvazione, appunto dal ‘92, e in altre parti non più adeguata. Quindi una legge che necessita di manutenzione, ma non necessita di ideologie, non necessita di nuovi scontri ideologici, non necessita di tifoserie, ma necessita di pensiero, di approfondimenti sulla gestione, sulle rappresentanze”. Una legge, ha sottolineato, che tenga conto delle nuove sensibilità, del cambiamento dello stato dell’ambiente, delle problematiche del clima, della mutata natura della popolazione dei cacciatori, del cambiamento nelle esigenze delle imprese agricole o produttive. Il presidente Fidc ha infine affermato che la Federazione “è per aggiornare la 157, ma non è per i colpi di mano che possono solo portare rinnovati scontri, ma nessun beneficio all’attività venatoria”, ricordando che la Federazione è impegnata, a tutti i livelli, dall’Ufficio Studi e Ricerche ai singoli soci, a ragionare su come ammodernare una legge importantissima, che è tuttora valida nel principio fondante che è gestire il territorio e la fauna.


“Primo piano”, di Valeria Bellagamba, Caccia & Tiro 02/2024.


Tra le modifiche proposte alla 157/92: la certezza del diritto per i calendari venatori e l’estensione dell’abilitazione alla caccia agli ungulati all’intero territorio nazionale.

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