L’AGRICOLTORE COME BIOREGOLATORE

L’agricoltore è un bioregolatore. Il suo ruolo come custode del territorio e come regolatore della biodiversità deve essere riconosciuto”. Lo ha affermato lo scorso novembre il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), Francesco Lollobrigida, durante il suo intervento all’Agrifish che si è tenuto Bruxelles. Rispetto a quanto più o meno velatamente caldeggiato da una parte della politica europea che vede le attività antropiche come una minaccia per l’ambiente, quanto promosso dal Masaf rappresenta un vero e proprio cambiamento di paradigma, che riporta l’agricoltore nel suo ruolo di protagonista attivo e di custode. Dalle reazioni al documento si evince quanto fosse forte la necessità di una proposta alternativa alla visione manichea delle attività umane come nemiche della biodiversità: il documento che l’Italia ha presentato nel corso della Commissione Agricoltura e Pesca è infatti stato sottoscritto da Francia, Austria, Polonia, Romania, Grecia, Finlandia e Lettonia e ha ottenuto l’appoggio dall’ampia maggioranza dei ministri europei in sede di discussione. Con il documento presentato dal ministro Lollobrigida l’Italia ha chiesto di considerare l’agricoltore figura centrale nella tutela dell’ambiente. “Dobbiamo investire sull’agricoltura come misura principale utile a garantire la manutenzione del territorio. La figura dell’agricoltore, infatti, non può essere considerata in contrasto con l’ambiente”, ha affermato Lollobrigida. “L’uomo deve aiutare le specie in estinzione a sopravvivere ma, con la stessa determinazione, deve valutare e intervenire per ridurre il sovrappopolamento di alcune specie, per garantire equilibrio nella stessa specie ma anche per tutte le altre, uomo compreso, nelle attività che gli sono proprie. Proprio per questo – ha spiegato il ministro – va rivista la posizione europea sui grandi carnivori, lupo compreso, alla luce della presenza attuale divenuta eccessiva in molte aree del continente. Riteniamo quindi che occorra affrontare con urgenza le sfide legate alla presenza degli animali selvatici, rivedendo e aggiornando l’attuale quadro normativo sullo status di protezione dei lupi”.

Entrando nei particolari del documento, una nota del Ministero spiega che si chiede la revisione della Direttiva Habitat al fine di agire nella protezione dell’ambiente senza pregiudiziali ideologiche, ma solo basandosi su dati oggettivi e scientifici. “Tra le altre richieste avanzate alla Commissione Europea, – si legge ancora nella nota – quella di continuare a finanziare adeguatamente la Pac per mantenere l’attività agricola e riconoscere la necessità di mantenere in produzione l’intera superficie agricola”. Si chiede infine un bilancio completo sull’attuazione della legislazione sul Green Deal e sul suo impatto sull’agricoltura dell’Ue, per “accertarci – ha affermato Lollobrigida – che sia in linea con gli obiettivi prioritari dell’autonomia strategica, della sicurezza alimentare e della sovranità alimentare dell’Unione europea”. Il commissario europeo Janusz Wojciechowski a conclusione dell’incontro ha ringraziato l’Italia per gli spunti e per il documento presentato e ha garantito un’azione decisa su tutte le questioni. Per ora, quindi, l’Italia incassa un ampio sostegno alle sue proposte, proposte che troveranno sulla loro strada l’opposizione di chi vuole un ambiente con l’uomo fuori, escluso da qualsiasi intervento, ostaggio di quella corrente di pensiero che crede in una natura che si autoregola da sola, nella quale l’essere umano è solo un elemento di disturbo. Chi vive quotidianamente il territorio sa invece che dove non è presente l’uomo nel suo ruolo di bioregolatore, della flora e della fauna, la biodiversità e la sicurezza del territorio sono a rischio. “L’agricoltore manutiene il terreno, – ha affermato il ministro Lollobrigida a margine dell’incontro di Bruxelles – dove non c’è agricoltura le cose non vanno meglio ed è per questo che abbiamo rivendicato, trovando grande condivisione qui in Europa, un ruolo centrale dell’agricoltore custode e bioregolatore nell’ambito di una natura che contribuisce a proteggere”. È impossibile non notare quanto queste parole siano in piena armonia con quell’idea di cacciatore custode della biodiversità promossa in questi anni dal mondo venatorio. Un ruolo, quello di custode della biodiversità, sempre più riconosciuto anche dalle istituzioni, come hanno dimostrato, anche recentemente, le dichiarazioni positive sull’operato dei cacciatori.


“Primo piano”, di Valeria Bellagamba, Caccia & Tiro 12/2023-01/2024.


Si deve investire sull’agricoltura per assicurare la manutenzione del territorio – Foto Trolvag – CC BY-SA 3.0

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